FRANCA BONATO
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Parla con Franca Bonato

alcune insegnanti ci chiedono...

2/13/2018

6 Comments

 
Ed ecco che questo spazio Blog apre ad un progetto a cui tengo molto: uno spazio digitale che possa diventare luogo di scambio fra addetti ai lavori, insegnanti, educatori, pedagogisti, formatori, etc... Potete lasciare commenti, o scrivermi privatamente, ma sopratutto potete Condividere questo progetto  e farlo crescere insieme a noi.

INSEGNANTE
-Un progetto sulle emozioni è trasversale, cosa può fare una maestra, le deve sempre tenere presente durante l’insegnamento di tutte le discipline?
FRANCA - Questo è proprio il cuore del tema: i nostri allievi e noi stessi siamo sempre persone, al di là di qualsiasi disciplina e attività, e le emozioni sono sempre presenti nelle persone indipendentemente dalla volontà. Possiamo fare finta di non vederle, esse ci influenzano ugualmente, facilitando o ostacolando, il nostro agire. Occuparsi degli allievi significa anche occuparsi della persona e quindi del lato emotivo. Riconoscere l’esistenza delle emozioni, che il corpo sempre esprime, dare ad esse un nome, cercare di verbalizzare insieme ‘come mai può succedere di sentirsi così?...’, significa fare educazione emotiva. Fare ciò è possibile sempre, non occorre molto tempo, e di sicuro non è mai tempo sprecato.


INSEGNANTE - È possibile avere qualche consiglio su come agganciare e gestire i bambini oppositivi.
FRANCA - L’argomento è ampio, complesso e presenta molte sfaccettature di casi individuali. A mio avviso vi è però una chiave d’accesso emotiva utile a noi insegnanti ed educatori, che consiste nel respirare profondamente decolpevolizzandosi, pensando: Non è colpa mia!  L’oppositività di questo bimbo, la sua rabbia, la sfida contro il mondo adulto ha origine da qualche un’altra parte. Io non c’entro, sono solo un suo bersaglio.
Non è facile, ma è possibile. Questo pensiero decolpevolizzante permette  di avvicinarsi al bambino con maggiore disponibilità, smontando la dinamica ‘muro contro muro’ che porta inevitabilmente all’esasperazione. Accogliere e riconoscere la sua rabbia (che è sofferenza) è necessario per aprire un varco di comunicazione, che consente al bambino di sentirci emotivamente vicini. Con il tempo questo gli permetterà di trasformarci da ‘adulti bersaglio’  in ‘adulti amici’, che desiderano aiutarlo ad uscire da ciò che chiamo ‘la prigione del NO!’, una gabbia che impedisce di vivere esperienze felici


6 Comments
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    Coltivare le emozioni

    Dire, fare, pensare per imparare a coltivare le emozioni.
    Coltivare le emozioni significa sentirle scorrere, dargli un nome, scoprirne la voce, per meglio assaporare la vita e volersi bene. 
    Coltivarle rinvia anche all’immagine del giardino da accudire per farlo sbocciare. Quest’azione di cura definisce l’impegno educativo dell’adulto e significa: Fare Educazione Emotiva.
    Volersi bene e impegno educativo sono i due temi che vorrei condividere con voi.
    Franca Bonato

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